Iconografia e iconologia

Che cosa ci dicono le immagini?

 
Raffaello
San Giorgio e il drago,
1506. Olio su pannello, 28×22 cm. Washinghton, National Gallery of Art.
​Iconografia​ e ​iconologia​ nella Storia dell’arte si trovano con frequenza alcuni soggetti, riconoscibili grazie alla presenza di elementi costanti, nonostante nei vari periodi storici siano state date di essi diverse interpretazioni. È significativo i​l caso dell’​Arte​ cristiana, in cui i ​Santi sono riconoscibili per gli oggetti o segni che richiamano episodi della loro vita: i martiri sono presentati con gli strumenti d​ el martirio, gli ​evangelisti o i ​Padri della Chiesa mostra un libro, San Giorgio è un cavaliere vittorioso sul drago, ecc.
Alcune immagini esprimono significati astratti: son​o le ​immagini simboliche, frequenti nella mitologia antica o ​ nell’Arte cristiana: la ​civetta, ad esempio, era nell’antica Grecia simbolo di sapienza, collegato alla dea Atena; il pesce, nell’Occidente cristiano, rimanda a Cristo e all’Eucaristia.
Lo studio delle immagini simboliche, tuttavia, non è semplice, in quanto ognuna di esse può assumere significati anche molto diversi, in relazione ai contesti in cui sono inserite e alle differenti tradizioni culturali. In questo difficile compito ci sono d’aiuto due discipline: l’iconografia​ e l’iconologia (dal greco ​icona, che significa immagine).
L’icon​​ografia si occupa​ della​ raccolta e della ​classificazione delle immagini,​ cui sono attribuiti precisi significati, consentendoci di individuare un soggetto.
L’iconologia si occupa ​dell’interpretazione delle immagini,​ cioè dello studio del loro significati simbolici o allegorici.
Vediamo, ad esempio, la lettura iconografica ciò che vediamo e la lettura iconologica ciò che significano le immagini di un celebre dipinto d​ i ​Tiziano,​ ​amor sacro e amor profano.
Titolo dell’opera: ​Amor sacro e amor profano Autore: Tiziano Vecellio
Anno: 1514-1516
Tecnica: olio su tela,
Misure: 118 x 279 cm
Collocazione: Galleria Borghese. Roma.


Lettura iconografica
Due donne sono sedute ad una fonte. Quella a destra è stata identificata come Venere, dea dell’amore, quella di sinistra come la Venere terrena. Quest’ultima trattiene uno scrigno.
La fonte è costituita da un sarcofago, con in rilievo scene di lotta e punizione. Cupido simbolo dell’amore, mescola l’acqua.
Sul sarcofago e sul bacile sono riconoscibili gli stemmi delle famiglie degli sposi cui è dedicata l’opera.

Sulla fonte sono sparpagliate rose (simbolo di amore); nel paesaggio si vedono a destra una chiesa e un gregge di pecore, a sinistra una città e due conigli (simbolo di fertilità).
Lettura iconologica
Il tema dell’opera è l’esaltazione e il trionfo dell’amore ed è legato ad un’occasione nuziale. Cupido, posto in centro, media tra la Venere Terrena, sontuosamente vestita e la Venere spirituale, la cui nudità simboleggia la purezza dello spirito. Il gesto di mescolare l’acqua (fonte di vita), potrebbe indicare la conciliazione tra le famiglie dei due sposi, che erano forse divise da motivi politici. La presenza del sarcofago (simbolo di morte), con figurazioni di lotte, rappresenterebbe la trasformazione della morte in vita, proprio mediante il matrimonio. La donna vestita è stata indicata come la stessa sposa: ha la veste bianca, i guanti, lo scrigno (che difende le virtù femminili), le rose, il mirto e la coppia di conigli. Nella Venere spirituale, d’altra parte, è riconoscibile la stessa fanciulla, che dunque appare nella sua duplice forma, terrena e spirituale.